Perché il backup non è solo una copia
Molte aziende scoprono che il backup non funziona proprio nel momento in cui serve: un disco guasto, un file cancellato per errore o un attacco ransomware. Un backup aziendale efficace non è una cartella copiata su un disco esterno, ma una procedura con regole, controlli e tempi di ripristino conosciuti.
La domanda corretta non è “abbiamo il backup?”, ma “in quanto tempo e fino a quale momento riusciamo a recuperare i dati?”.
La regola 3-2-1 spiegata semplice
È lo standard più diffuso per organizzare le copie dei dati:
- 3 copie dei dati: l’originale e almeno due copie di backup.
- 2 supporti diversi: ad esempio un sistema in sede e uno storage in cloud.
- 1 copia fuori sede: lontana dall’ufficio, al riparo da furti, incendi e allagamenti.
Ransomware: la copia immutabile
I ransomware moderni cercano anche i backup raggiungibili dalla rete e li cifrano. Per questo è utile affiancare alla regola 3-2-1 una copia immutabile o isolata, che non possa essere modificata o cancellata per un periodo definito.
RPO e RTO: due numeri da decidere
L’RPO indica quanti dati puoi permetterti di perdere (ad esempio le ultime 4 ore di lavoro). L’RTO indica entro quanto tempo i sistemi devono tornare operativi. Definirli insieme alla direzione aiuta a scegliere frequenza dei backup, retention e soluzione tecnica.
Il passo che quasi tutti saltano: il test di ripristino
Un backup mai ripristinato è una speranza, non una garanzia. Pianifica test periodici su file, caselle di posta e server interi, e registra l’esito. Energie può analizzare la situazione attuale e proporre una strategia di backup cloud su misura.


